La Festa del Ringraziamento di San Bernardino racconta il rapporto profondo tra Castiglione d'Adda, la terra, il lavoro agricolo e la vita della comunità. È una tradizione che attraversa i secoli e che ancora oggi continua a riunire generazioni diverse attorno agli stessi valori.
Le radici di questa celebrazione affondano nel XVII secolo. In un’epoca in cui la vita era scandita dal lavoro nei campi, i contadini di Castiglione d’Adda si recavano in pellegrinaggio al pozzo di San Bernardino.
Situato in una zona isolata, lontano dai corsi d’acqua della Muzza e dell’Adda, quel pozzo era un punto vitale. Le sue acque sorgive permettevano di abbeverare gli animali e irrigare i raccolti nei momenti di siccità.
Proprio lì, dove oggi sorge la chiesa con l'immagine di Sant'Isidoro, patrono dei contadini, nacque la tradizione di ringraziare la Madonna per i frutti della terra e di benedire i mezzi agricoli, chiedendo protezione per il lavoro futuro.
Dopo secoli di devozione spontanea, la festa ha assunto la forma che amiamo oggi nei primi anni Sessanta. Su intuizione di Don Ireneo e grazie all'impegno di un piccolo gruppo di pionieri, la celebrazione si è trasformata in un vero evento comunitario.
I nomi che hanno segnato questa rinascita sono Renato Maiavacca, Vincenzo Spizzi, Giovanni Croce, Paolo F. Croce e Giacinto Goldaniga.
È in quegli anni che la sfilata dei trattori è diventata il cuore della manifestazione, unendo il momento della benedizione al tradizionale rinfresco in cascina.
Per decenni la festa è cresciuta grazie al cuore dei volontari. Nel 2015 è nata ufficialmente l’Associazione Quei de San Bernardin, fondata da 7 soci per dare continuità e struttura a questa eredità.
Oggi l'associazione coordina decine di collaboratori e ragazzi. La missione è chiara. Conservare e valorizzare le testimonianze della cultura contadina lodigiana. Innovare la festa con nuove attività. Garantire che la voce dei motori e il calore della convivialità continuino a risuonare a Castiglione d'Adda per molte generazioni.
San Bernardino non è solo memoria. È una festa viva, che continua a crescere e a rinnovarsi. Le gare di aratura, gli spettacoli pirotecnici, le serate, i simboli dell’edizione annuale e la partecipazione delle famiglie rendono ogni appuntamento unico.
Restano però immutati i pilastri della festa. Ringraziare. Ritrovarsi. Dare valore al lavoro della terra. Sentirsi parte della stessa comunità.